I monti e la loro storia

    © Laura Bigalli

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    Il Monte Pisano (Monti Pisani) separa Pisa da Lucca e si pone a corona e confine dal lato est all’antica Repubblica Marinara, creando una platea ed una cinta naturale insieme a quel mare che vide innumeri vele pisane partire per l’oriente. Citato nel 33° Canto della Divina Commedia, Dante lo definisce “il monte per che i Pisani veder Lucca non ponno”. Il massiccio ha una forma allungata che si estende da S/E a N/O per una lunghezza di 20 Km ed una larghezza di 10 Km approssimativamente.
    In realtà i “monti” non superano i 1000 metri, con la sua cima più alta rappresentata dal Monte Serra (917 mt) ed il secondo Monte Faeta (831 mt),
    Avvicinandosi al Monte Pisano dalla città di Pisa, esso ci appare come una isola compatta, emergente da un immaginario mare fatto di campi; in realtà fino all’inizio del 1900 la pianura ai piedi di esso presentava acquitrini e paludi che sono stati poi bonificati nel corso del secolo.

    Il Monte Pisano presenta pendici boscose, coltivate a bassa quota prevalentemente ad ulivi, ma più in alto caratterizzate da lecci, querce, castagni, sugheri, pini, corbezzoli e mirti; attraversato da innumeri e reticolati sentieri, praticati oggi da cacciatori, cercatori di funghi ed amanti della natura, ce li possiamo immaginare una volta percorsi da viandanti, eremiti, pellegrini, e dai pochi abitanti delle borgate che andavano a far legna e castagne. Più recentemente, durante la seconda Guerra Mondiale, da migliaia di sfollati allontanatisi da Pisa o dai centri abitati vicini continuamente sconvolti dai combattimenti, trovarono negli anfratti del monte rifugio e protezione.

    L’antropizzazione del Monte Pisano avvenne molto presto. La costituzione calcarea del terreno soprattutto nella parte pedemontana a lato S/O ha permesso la formazione di numerose grotte più o meno estese in cui sono stati ritrovati resti umani ed animali risalenti al paleolitico superiore.

    In seguito i primi abitanti del territorio pisano, scesi dal nord, quali i Liguri e gli Apuani, e successivamente dal sud gli Etruschi hanno trovato, soprattuto nella zona di Calci, un luogo ideale dove stanziarsi, in quanto provvista di tutto quello di cui avevano bisogno: acqua in abbondanza, selvaggina e boschi.

    Sfruttati sin dall’antichità dai romani per l’estrazione della pietra, nel X-XI secolo, dalle cave che si possono osservare alla base, è stata estratto il materiale per edificare parte del Duomo ma soprattutto le mura di Pisa. Molto ricchi di acque, una serie di canali lo collegava alla città, e questo permetteva il trasporto dei prodotti di estrazione dalle cave ai cantieri periferici del nucleo urbano.
    Tuttora i corsi d’acqua del Monte Pisano sono convogliati in canali.
    Le Zambre sono gli unici ruscelli perenni ancora ricchi di acque. Nascono da due risorgive e generano i torrenti Zambra di Calci (che traversa la valle e passa dentro il paese di Calci) e la Zambra di Montemagno, che lambisce la Verruca, prima di congiungersi all’altra per poi gettarsi direttamente nell’Arno poco più a valle.

    In passato le Zambre sono state largamente utilizzate nell’arte molitoria, esse arrivarono ad alimentare, intorno alla metà dell’800, fino a 124 molini idraulici dislocati lungo il loro corso. Ad oggi sono pochi i molini funzionanti e molti altri sono stati riconvertiti o ristrutturati come abitazioni.

    Passeggiando per i sentieri capita spesso di vedere ruderi più o meno conservati, alcuni ristrutturati, di vecchie costruzioni in pietra locale, detti “cannicci” o “metati”, in cui venivano fatte essiccare le castagne per poi produrre la farina.
    Composti per lo più da una unica stanza divisa su due livelli da una impalcatura di assi di legno o, per l’appunto, cannicci, sopra cui venivano stese le castagne, al piano di sotto una cucina ed un focolare assicuravano un calore costante che salendo, permetteva l’essiccazione.
    Anche questi facevano parte di una economia passata, in quanto i castagni presenti non sono indigeni ma piantati dagli uomini per ricavarne frutto.
    Altra risorsa da sempre sfruttata per la buona esposizione, sono gli olivi. Un atto di vendita risalente al 1057 è il più antico documento che ci parla dell’esistenza e dello sfruttamento dell’olivo a Calci. Ancora oggi splendidi olivi millenari coprono le pendici del Monte Pisano. Ogni anno pezzi di terreno venivano tolti ai boschi ed ai castagneti per piantare nuovi alberi facendo terrazzamenti con “muretti a secco”, ovvero muretti di contenimento costruiti con l’incastro di sole pietre senza l’ausilio di alcun legante tipo calce o cemento, che hanno resistito nei secoli. Questa arte muraria ha dato vita generazioni di specialisti nella posa delle pietre, tuttora presenti ed in attività nella zona.
    Agli albori del culto cristiano la zona fu ritenuta ideale per il ritiro e la preghiera, numerosi sono gli eremi e le testimonianze della presenza di eremiti e Santi quali Sant’Agostino e San Bernardo da Chiaravalle che nel 1134 si trovava a Pisa per partecipare al Sinodo indetto da Papa Innocenzo III e si portò sui monti per visitare i vari eremi che vi erano disseminati.